Home » Approfondimenti » Essere testimoni: la presenza come pratica di ascolto nel Rolfing®

Essere testimoni: la presenza come pratica di ascolto nel Rolfing®

Essere testimoni: la presenza come pratica di ascolto nel Rolfing®
Cosa significa, davvero, essere presenti mentre si accompagna qualcuno in un processo di cambiamento?

In un recente articolo pubblicato su Structure, Function, Integration (giugno 2025), la psicologa clinica ed Rolfer™ Heather L. Corwin affronta un tema tanto semplice quanto spesso trascurato nella relazione professionale: la capacità di essere testimoni.

Cosa significa, davvero, essere presenti mentre si accompagna qualcuno in un processo di cambiamento?

Corwin — che ha esercitato come Rolfer™ prima di specializzarsi in psicologia clinica — descrive il "testimoniare" come un gesto semplice ma potente: osservare ciò che accade, riconoscerlo, dargli significato, senza fretta di correggerlo o giudicarlo. Non è passività: è un'attenzione attiva, che si nutre di autenticità e di intenzione. Secondo l'autrice, gran parte dell'efficacia di una relazione professionale nasce proprio da qui — non solo dal risultato tecnico ottenuto, ma dalla qualità della presenza che lo accompagna.

Uno dei passaggi più diretti dell'articolo lo racconta bene: "la grazia significa accettare che le persone, me compresa, possano essere imperfette" — un invito a guardare chi abbiamo di fronte (e noi stessi) senza il bisogno di aggiustare tutto subito.

Il Tocco Rolfing non è solo un intervento tecnico sulla Fascia

Questo principio risuona profondamente con il modo in cui lavora un Rolfer™. Il Tocco Rolfing non è solo un intervento tecnico sulla Fascia: è anche un atto relazionale, fatto di ascolto e di attenzione al ritmo della persona che si ha di fronte. Prima ancora di riorganizzare la struttura nel suo dialogo con la Gravità, il Rolfer™ impara a osservare — come la persona respira, come si muove, come abita lo spazio nella stanza di lavoro.

È in questo spazio di ascolto reciproco che, spesso, il cambiamento trova le condizioni per manifestarsi con più facilità: un cliente che si sente visto e accolto tende ad aprirsi con più fiducia al lavoro sul proprio corpo.

Uno spunto di riflessione utile per la propria pratica quotidiana

L'autrice richiama un principio caro anche a Ida Rolf: guardare la struttura a partire da come funziona, per capire dove e come offrire sostegno — un approccio che richiede, prima di tutto, capacità di osservazione non giudicante.

Corwin sottolinea quanto la stabilità interiore del professionista sia essa stessa uno strumento di lavoro: restare presenti e regolati mentre si accompagna un cliente in un momento di cambiamento intenso offre a quest'ultimo un punto di riferimento stabile a cui appoggiarsi. Non si tratta di una competenza clinica, ma di una qualità di presenza che si può coltivare — attraverso la consapevolezza del proprio respiro, delle proprie sensazioni, dei propri limiti nella relazione con il cliente.

Un invito, quindi, a considerare l'ascolto di sé come parte integrante della propria formazione professionale continua, non solo la componente più visibile e manuale del lavoro.
Prima ancora di toccare un corpo, un Rolfer™ impara ad ascoltarlo. Essere testimoni — di sé e dell'altro — è forse il primo, silenzioso gesto di ascolto.

Fonte: Heather L. Corwin, "Can I Get a Witness? A Healer's Most Needed Skill",
Structure, Function, Integration - giugno 2025




TROVA IL ROLFER PIU’ VICINO A TE

IL TOOL ONLINE PER TROVARE IL ROLFER™ PIU’ VICINO


Resta Informato sulle attività dell’associazione Italiana Rolfing®

Iscriviti alla nostra newsletter
ISCRIVITI