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Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing® - Rolfing®: armonia ed equilibrio nella struttura corporea attraverso il tocco e l'educazione al movimento. Integrazione Strutturale, Postura , Benessere, Fascia
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Immagina di svegliarti al mattino e avvertirlo subito: quel dolore persistente e tirante alla schiena che ti accompagna da mesi. Hai provato stretching, massaggi, forse anche fisioterapia – ma niente sembra offrire un sollievo duraturo. Perché? Forse perché la causa principale si trova in un punto completamente diverso rispetto a dove si manifesta il dolore. È stato proprio questo che mi ha lasciato perplesso verso la fine dei miei studi in scienze motorie. Avevo imparato molto sul corpo, sul movimento e sulla terapia, ma la maggior parte degli approcci sembrava affrontare solo i sintomi. A ogni disturbo corrispondeva un esercizio specifico – ma dov’era il metodo che considerasse il corpo come un sistema veramente interconnesso? Fortunatamente, le mie ricerche mi hanno portato infine al Rolfing®. L’idea di riallineare il corpo, invece di limitarsi a correggere singole parti, mi è sembrata non solo logica, ma realmente sostenibile. Ma come funziona esattamente? E cosa rende le fasce così speciali? Fasce: molto più che involucri Già a metà del XX secolo, la Dott.ssa Ida Rolf riconobbe ciò che oggi viene salutato come una “riscoperta della medicina”: le fasce sono molto più che involucri passivi per muscoli e organi. Permeano l’intero corpo, collegando e separando le strutture allo stesso tempo, e si adattano continuamente ai nostri schemi di movimento e abitudini. Questa rete di tensione ci consente di mantenere una postura eretta con il minimo sforzo, permettendo al contempo movimenti elastici e fluidi. Le fasce non svolgono solo una funzione meccanica, ma anche sensoriale: sono ricche di recettori fondamentali per la percezione della posizione del corpo e del dolore. In particolare nei tendini, nei legamenti, nelle aponeurosi e nella fascia superficiale (fascia superficialis), si trovano molti più recettori che nei tessuti muscolari. Queste strutture conservano la nostra storia di movimento – e le nostre esperienze di dolore. Quando le fasce si irrigidiscono, possono limitare gravemente la libertà di movimento. Cicatrici, aderenze o cambiamenti tissutali legati a infiammazioni possono alterarne la struttura, portando a situazioni in cui certi movimenti non sono più percepiti o nemmeno più possibili. Maggiore libertà di movimento grazie al Rolfing Questi due fattori – tensione meccanica e consapevolezza propriocettiva – sono al centro di ogni terapia focalizzata sulle fasce. Nel corso della vita, siamo modellati dalla gravità, dalle abitudini e dalla nostra storia individuale di movimento, che ci porta inconsapevolmente a “specializzarci” in certi schemi. Questo può causare sovraccarichi asimmetrici e fastidi cronici. Ed è proprio qui che entra in gioco il metodo Rolfing: attraverso un lavoro preciso e stratificato sulle strutture fasciali, i Rolfer aiutano i clienti a liberarsi da questi schemi, riconquistando maggiore libertà nel movimento e nella postura – sia esterna che interna. La classica serie di 10 sessioni di Rolfing offre lo spazio necessario per riorganizzare in profondità gli squilibri strutturali, ridurre i sovraccarichi e instaurare cambiamenti duraturi nella percezione corporea. Molti dolori da sovraccarico si alleviano semplicemente migliorando l’equilibrio. Altri disturbi richiedono un approccio più consapevole o tecniche complementari. Ma ciò che mi affascina come operatore è che ogni processo di Rolfing è unico – ogni persona porta con sé una storia personale. Dal lavoro sul campo: quando gli schemi si trasformano Rivedo spesso, nei miei clienti, quei momenti di “aha!” che mostrano quanto il Rolfing possa essere potente: Mal di schiena: molti sono sorpresi che io non lavori direttamente sulla zona dolorante. Eppure, dopo la sessione, lo notano – il dolore si è attenuato o è sparito. Artrosi: le persone con artrosi cercano spesso di migliorare le posture compensative. Così facendo, ottengono non solo maggiore mobilità ma spesso anche una riduzione del dolore. “Ho provato di tutto!”: alcuni clienti hanno affrontato innumerevoli trattamenti senza miglioramenti duraturi. Spesso, l’integrazione di stimoli diversi in un approccio olistico fa la differenza – e all’improvviso i blocchi iniziano a sciogliersi. Più che meno dolore: molti raccontano che non è solo il dolore ridotto, ma una nuova consapevolezza corporea a farli sentire più leggeri e liberi. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Naturalmente, il Rolfing® non è una soluzione universale per ogni condizione. Ma ciò che facciamo è lavorare in modo coerente con le strutture che collegano tutti i sistemi del corpo. Ed è proprio per questo che attribuisco grande valore alla collaborazione interdisciplinare con colleghi di altri ambiti – e imparo continuamente cose nuove. È anche per questo che, dopo 30 anni di esperienza clinica, trovo ancora stimolanti le sessioni di Rolfing: ogni persona arriva con i propri schemi di movimento, le proprie asimmetrie, le strategie individuali per affrontare la gravità e l’espressione della propria postura interiore. Differenti qualità tissutali e condizioni pregresse rendono ogni sessione unica. Le prospettive e le tecniche dell’Integrazione Strutturale Rolfing mi forniscono uno strumento potente per accompagnare i clienti verso un maggiore equilibrio e una trasformazione duratura. Il Rolfing è molto più di un metodo per trattare i sintomi. È un invito a riallineare il corpo e portarlo in equilibrio – con effetti positivi su postura, movimento e consapevolezza di sé. Chi si apre a questo processo spesso sperimenta cambiamenti profondi che vanno ben oltre la semplice assenza di dolore. Autore: Dr biol. hum. Stefan Dennenmoser, Certified Advanced Rolfer® & Rolf Movement™ Practitioner, Ravensburg and Ulm Editing: Sabine Becker | Stefan Dennenmoser in Ulm | Stefan Dennenmoser in Ravensburg Fonte: https://rolfing.org/articles/blog/rolfing-more-than-fixing-whats-broken
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Il numero di testimonianze toccanti sui benefici del Rolfing® è sempre più crescente in tutto il mondo, la seguente video testimonianza è stata rilasciata a Coko Mayuko Nakashima, Certified Rolfer™ operante a Vancouver: Sentire lo spazio nel mio corpo - La cosa più importante per me è imparare di più sul mio corpo e sulle fonti di stress. È come costruire una relazione con il mio corpo e imparare a comprendere il suo linguaggio. Questa è una grande cosa. " – Summer — Vancouver, BC Fonte Originale: https://www.cokobodybalance.com Canale YouTube: Coko Mayuko Nakashima
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La comprensione e la pratica di un’arte marziale e dei suoi principi può essere facilitata attraverso la prospettiva del metodo Rolfing®. Lo sostiene Andrea Brighi, Rolfer™, che da anni percorre il doppio sentiero della pratica Rolfing e del Kungfu e Taijiquan. “Ida P. Rolf, la madre dell'Integrazione Strutturale Rolfing, ha praticato lo Yoga e il Taijiquan – spiega Brighi – e da queste discipline è stata sicuramente ispirata e influenzata per quanto riguarda la loro visione olistica del corpo e della mente, visione che è alla base del metodo Rolfing di lavoro sul corpo. Il Rolfing mira a stabilire armonia ed equilibrio nella struttura corporea attraverso il tocco e l'educazione al movimento e, occupandosi del sistema nella sua interezza, integra e riporta ordine nel corpo. Il risultato è una maggiore consapevolezza del proprio corpo, che è la base nella pratica delle arti marziali”. Non solo. Il Rolfing permette di migliorare la comprensione di ciò che è richiesto nella pratica delle discipline marziali, utilizzando un linguaggio corporeo che permette di poter comprendere l’ottica orientale da punto di vista diverso, più vicino alla mentalità occidentale. “Nelle arti marziali l’insegnamento è trasmesso principalmente oralmente e tramite poemi – continua Brighi - e utilizzano un linguaggio di tipo somatico lavorando sulle esperienze del corpo, spesso espresso tramite metafore. In particolare, proprio per trasmettere i principi e favorire la comprensione dei movimenti nelle arti marziali si utilizzano metafore spesso ermetiche per noi occidentali, rappresentando un ostacolo alla comprensione della disciplina e alla possibilità di sentire e muovere il corpo così come richiesto. Il Rolfing in questo ci aiuta, fornendoci una lettura ‘occidentale’ e per noi dunque più chiara di alcuni elementi, come per esempio l’influenza della forza di gravità sul nostro corpo e sul movimento, e il respiro. Per noi occidentali è importante capire il perché delle cose e spesso abbiamo una visione duale del mondo. Il sistema di insegnamento orientale si fonda invece sul non-duale, una visione monistica cui Ida P. Rolf ha saputo dare una componente fisica corporea di comprensione”. Pensiamo dunque, al respiro. Ogni arte marziale dà ampio spazio alle tecniche di respirazione e il Rolfing dà l’opportunità al praticante di farne un’esperienza diretta attraverso un linguaggio più vicino alla nostra cultura che ci permette di comprendere in modo pratico un concetto come per esempio quello del “percepire il respiro in tutto il corpo”. Anche quello della forza di gravità è un tema importante presente in tutte le arti marziali. Viene utilizzata come un vero e proprio strumento ma spesso il metodo ermetico di spiegarla e di affrontarla rende complicato comprenderla e applicarla alla disciplina. Il Rolfing permette di esperire in modo semplice la forza di gravità che fluisce nel corpo e quindi nel movimento. “Ho vissuto un grande cambiamento nel praticare l’arte marziale dopo l’approccio al Rolfing – conclude Brighi - Ho una prospettiva in più per arrivare a una maggiore consapevolezza del mio corpo e a comprendere la relazione che esiste tra ogni sua parte e con lo spazio che lo circonda. Una consapevolezza che porta nella pratica della disciplina sicurezza, stabilità, prontezza di riflessi, con la conseguenza di minori possibilità di farsi male”.
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Dopo molti anni in cui è stata poco considerata, oggi i ricercatori ed i biologi di tutto il mondo stanno dedicando ricerche approfondite allo studio di un particolare tipo di tessuto connettivo: le Fasce muscolari, ossia quella rete di guaine fibrose e biancastre che attraversa tutto il nostro corpo. Le Fasce stanno assumendo un ruolo sempre più importante nell’ambito medico-scientifico, tanto che alcuni esperti le individuano come un “nuovo sistema di comunicazione del corpo”, una sorta di rete vitale dalle potenzialità ancora inespresse. Per la medicina si tratta di un campo del tutto nuovo, che consente di passare dall'immagine di rigida struttura ossea ad un modello dinamico, costituito dal tessuto connettivo delle fasce che si estende attraverso l’intero organismo e supporta ogni parte interna del corpo. Quel che è poco noto è che il tessuto connettivo è una struttura di raccordo, che funziona come un vero e proprio nuovo organo e che si trova ovunque: nei tendini, nei muscoli, nelle cartilagini, connettendo la testa coi piedi ed avvolgendo e penetrando in tutti gli organi. Per capire l'importanza delle Fasce, immaginiamo che se eliminassimo tutto quello che c'è dal tronco del nostro corpo, fino ad arrivare al tessuto connettivo, la forma umana rimarrebbe comunque completa: sarebbe un corpo dentro un corpo. Ma se provassimo a separare il tessuto connettivo dagli organi, ci troveremo di fronte ad un compito impossibile, perché la Fascia muscolare penetra molto più a fondo del semplice strato di rivestimento ed avvolge ogni singola cellula muscolare, come fosse una sorta di alveare organico. La Fascia: ecco com'è formato uno degli organi di senso più importanti Per capire quanto sia importante la Fascia basti pensare che ben l’80% delle terminazioni dei nervi si trova nel tessuto connettivo che delimita i muscoli nella zona sottocutanea. Tale rete è densa di sensori di movimento ed è fondamentale per la propriocezione, ossia per quella capacità di riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e di percepirne il movimento. Il tessuto connettivo, oltre ai sensori di movimento, è anche ricco di recettori del dolore: potendo farci provare dolore, può divenire esso stesso la causa di malessere. Ciò può accadere, ad esempio, nella Fascia toraco-lombare, la quale sovente può essere la fonte di mal di schiena che appaiono altrimenti inspiegabili. In situazioni simili, le cause del dolore non risiedono quindi solo nei muscoli o nelle articolazioni, come invece si è sempre pensato, ma potrebbero essere dovute all’incapacità del tessuto connettivo di svolgere il suo ruolo di 'lubrificante'. Serve allora che un trattamento manuale in grado di riequilibrare questo malessero, che renda le fasce nuovamente scorrevoli tra loro e promuova lo scivolamento degli strati uno sull’altro. Gli studi sulla Fascia e le ricerche del Dr. Robert Schleip Robert Schleip, Rolfer, biologo umano, psicologo e fisioterapista è tra i più grandi studiosi della Fascia al mondo. Schleip è riuscito a dimostrare, in maniera scientifica, cosa accade quando la Fascia viene sottoposta a trattamenti manuali. Lo studioso ha sottoposto la Fascia a dosi di stress meccanico e ha dimostrato che questa può contrarsi indipendentemente dal muscolo. Si tratta di una scoperta eccezionale, da cui emerge la possibilità che possa essere anche il solo tessuto connettivo, e non più il muscolo, a trasmettere dolore al resto del corpo. In questo modo scopriamo che delle lesioni croniche delle mani possono causare dolori alle spalle, che piccole distorsioni del ginocchio possono provocare il mal di schiena e così via. Sebbene l’avanzare delle età renda le fasce meno flessibili, non è questo il fattore principale che determina il dolore: a causarlo sono soprattutto le micro lesioni non diagnosticate, siano esse distorsioni, contusioni oppure ferite. Essendo le Fasce molto reattive agli stimoli meccanici, inoltre, anche il poco o troppo sport può causare problemi fastidiosi, così come ad influire sul nostro benessere possono esser lo stress o un'alimentazione errata. Negli ultimi anni, poi, si è scoperto che molte patologie diffuse possono derivare da problemi al tessuto connettivo: la spalla congelata, le vene varicose, il bruxismo, patologie dell’intestino e dei polmoni, dell’anca o del ginocchio, malattie reumatiche. E non solo. Secondi i recenti studi sembrerebbe che lo scorrimento dei tessuti sia così fondamentale per la nostra salute che i ricercatori stanno prendendo in considerazione anche la sua influenza su patologie gravi come il cancro e il tumore maligno. Come tenere le Fasce in salute? Ad aiutarci c'è il Rolfing Cosa si può fare contro “l’infeltrimento” delle Fasce? A riguardo, Robert Schleip dice: “chi non si muove si blocca”. I movimenti elastici, infatti, stimolano il benessere delle Fasce, a patto che all’organismo venga dato il tempo di adattarsi ai cambiamenti. Saltellare, ballare, correre a piedi nudi su terreni diversi o fare arrampicata aiutano lo scorrimento dei tessuti,ma prima è necessario 'sbloccarsi', attraverso metodi di lavoro che prevedano la manipolazione delle fasce per sciogliere le tensioni e lenire il dolore. Il metodo più efficace per farlo è il Rolfing, la tecnica ideata dalla biochimica americana Ida Paolina Rolf che, già alla metà del secolo scorso, attribuiva alla fascia un ruolo decisivo nell’insorgenza del dolore e negli errori di postura. In un ciclo di dieci sedute, il Rolfing è in grado di ristabilire la corretta condizione delle Fasce, grazie alla combinazione di massaggi del tessuto connettivo in profondità ed esercizi di postura. Tratto dall’articolo della professoressa Carla Stecco pubblicato su Geo Italia. Sintesi di Maria Rosaria Busia, Certified Rolfer™, Rolf Movement™ Practitioner
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L’esperienza personale vissuta durante le dieci sedute di rolfing è stata meravigliosamente positiva. La curiosità e i dubbi nei confronti di qualcosa conosciuta per passaparola e poi letta su alcuni siti internet, si è trasformata in qualcosa di unico mai provata prima che ha cambiato in meglio non solo il mio stato di salute fisico ma anche psicologico. E' trascorso ormai un anno dall’ultima seduta eppure difficilmente scordo cio’ che ho provato. Sono rimasto sorpreso quando alla prima seduta dopo aver conosciuto il mio rolfer abbiamo scattato delle foto per vedere il mio modo di stare in piedi e subito dopo la fine di quest’ultima sembravo un’altra persona, più alto, più dritto: avevamo lavorato solamente sulla respirazione ma la sensazione era come se le sue mani sprofondassero nel mio corpo. La seconda seduta è stata quella che ha dato la svolta in positivo al mio stato di salute (trauma al ginocchio). Il mio rolfer ha lavorato alle articolazioni della gambe, ginocchia e caviglie. La seduta è stata un po’ fastidiosa e dolorosa andando via a fine seduta molto scoraggiato. Qualche giorno dopo, senza rendermene conto, salivo le scale senza sedermi sugli scalini e addirittura mi sono sorpreso qualche settimana dopo a salire in corsa le scale per rispondere al telefono. Erano cambiate le mie risorse in modo silenzioso mentre svolgevo le mie azioni e le mie abitudini quotidiane. La terza seduta seduta è stata svolta in posizione laterale ed è servita per mettere in connessione prima e seconda seduta. La quarta seduta è stata svolta anche qui sulle gambe ma anche sul bacino ed il risultato notato dopo la seduta e dopo giorni è stato vedere o meglio sentire i miei miglioramenti. Sentivo leggero il mio passo durante il cammino e non sentivo più tensione alla schiena standomene tanto in piedi. Non ho ben chiaro il ricordo della quinta seduta. Nella sesta seduta, ricordo il lavoro svolto sul bacino le parole del rolfer sono state quelle di far respirare il bacino, oggi direi che lo scopo della sesta seduta è stata quella di lavorare sull’osso sacro e le sue relazioni con l’iliaco e il coccige e la parte superiore ed inferiore del corpo, e quindi il termine “far respirare il bacino” voleva dire che durante la respirazione il movimento della gabbia toracica e della colonna vertebrale si propagasse sul bacino e parti connesse come se fosse un’onda. La settima seduta, occupandosi della testa, collo e articolazione temporo-manibolare la ricordo in modo particolare in quanto, oltre ad aiutare il mio corpo a stabilizzarsi sempre più, è quella che coinvolge più da vicino la mia professione di odontoiatra. Problemi tra collo, torace e testa sottoforma di tensioni vengono trasferiti all’articolazione temporo mandibolare. In questa seduta si provvede a lavorare sulle fasce dei muscoli temporali in modo da metterli in equilibrio bilanciandoli a destra e sinistra. Ottava, nona seduta, cosi come la decima sono servite come chiusura a ciò che abbiamo lavorato nelle sedute precedenti.
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Premessa Sostanzialmente, è stata la relazione tra il campo gravitazionale e il corpo (in particolare il tessuto connettivo), al centro della ricerca della Dottoressa Ida Rolf, la creatrice del metodo. L'integrazione Strutturale può agevolare l'abilità a sentirsi e ad abitarsi con più cura; può essere intesa come un'esplorazione alla scoperta del proprio corpo. L'esplorazione viene accompagnata dal Rolfer che si dispone ad un "ascolto tattile", il movimento che le sue mani stimolano nel tessuto connettivo può modificarne la qualità, rendendolo elastico e resiliente. Il tessuto connettivo è plastico ed è quindi particolarmente soggetto alla forza di gravità ed è proprio la sua qualità plastica a renderlo recettivo al tocco, alla pressione e al movimento del Rolfer. Le dieci sessioni del ciclo di base conducono il ricevente verso una maggiore consapevolezza della "relazione spaziale" tra le varie parti del corpo e incoraggiano il cambiamento verso un migliore allineamento. "Isole di corpo" si re-integrano. Sessione dopo sessione la mappa dello schema corporeo si arricchisce e ridefinisce. La fascia e il movimento Il sistema motorio fa affidamento sul tessuto connettivo. Pensiamo ad un elastico che venga tirato e poi rilasciato, o al meccanismo della fionda: conseguentemente al rilascio, si manifesta del movimento rapido, eppure la fionda o l'elastico sono privi di muscoli! L'elastico e l'oggetto, lanciato dalla fionda, si muovono grazie al potenziale immagazzinato durante il tiraggio; un meccanismo simile accade quando ci muoviamo. Durante la camminata, per esempio, si alterna la flessione del femore all'estensione dello stesso; nel momento dell'estensione, lo psoas, (flessore del femore), viene allungato; in questa fase, nella sua parte elastica, (tessuto connettivo), accumula potenziale cinetico, tale potenziale di energia motrice si manifesterà nel momento della flessione. Gli sportivi e i danzatori usano, inconsapevolmente o consapevolmente, questo sistema motorio dinamico della fascia. Se si riesce a danzare approfittando a pieno di questa possibilità, ci si stancherà molto meno e il movimento risulterà senza sforzo. La scelta espressiva L'esperienza del Rolfing si rivela uno strumento prezioso per il danzatore. La maggiore conoscenza, confidenza e padronanza conquistate permettono, infatti, di adoperare il proprio strumento-corpo con maggiore precisione. Scegliere come esprimersi è privilegio dell'artista, che conosce il suo strumento e che può, quindi, servirsene per "liberare" innumerevoli sfumature: lo strumentista musicale può scegliere " il colore del suono", il pittore "la sfumatura del segno", il danzatore, per esempio, la dinamica tra il corpo e lo spazio. Anna Paola Bacalov Danzatrice, coreografa e Certified Rolfer™
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Quarto incontro della serie: ROLFING • TERAPIA FASCIALE • ARTI CORPOREE Il 23 Aprile alle ore 15:00 sul canale Facebook di AIR, un nuovo incontro pubblico con tema: Rolfing e Fisioterapia - Fascia e movimento: nuove prospettive in ambito riabilitativo. Come la terapia fasciale ha cambiato la mia vita e la mia professionalità. Partecipazione libera, basta andare nella pagina Facebook di AIR e attendere l'inizio della live Durata: 1h – Piattaforma Facebook Moderatrice: Marina Blandini, Advanced Rolfer e operatore Rolf Movement Interverranno: Bibiana Badenes - Fisioterapista, Rolfer e operatore Rolf Movement “Sono fisioterapista: il Rolfing ha cambiato la mia vita personale e professionale” Enrico Camilletti - Rolfer e Fisioterapista Pierpaola Volpones - Chair della Faculty Europea del Rolfing In regia Eleonora Celli, presidente di FRI – Formazione Rolfing Italia SEGUICI SU FACEBOOK! Resta informato! Accedi alla pagina e metti un mi piace per essere avvisato quanto il webinar sarà trasmesso. Non hai un profilo Facebook? Nessun problema, i giorni successivi il video sarà reso disponibile qui e sul canale YouTube Ufficiale Tra ricerca, tradizione, innovazione e applicazione, in occasione del 125esimo anniversario della nascita di Ida Pauline Rolf, l'Associazione Italiana Rolfing, a partire dal 20 Marzo, ha lanciato una serie di incontri tematici, online e gratuiti, con diversi professionisti del lavoro corporeo, che hanno già integrato, con successo, nel loro flusso di lavoro quotidiano le ultime scoperte sulla Fascia. Un'apertura alla conoscenza di come la geniale intuizione di Ida Pauline Rolf abbia orientato la Ricerca Scientifica e di come le relative scoperte abbiano migliorato la pratica professionale.
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In questo articolo pubblichiamo una testimonianza significativa che arriva dal mondo della danza professionale e che mette in luce un aspetto profondo del Rolfing®: la trasformazione del rapporto con il proprio corpo. L’autrice, Judit Ruiz Onandi, Certified Advanced Rolfer®, Rolf Movement™ Practitioner e insegnante, racconta in prima persona come il Rolfing l’abbia aiutata a passare da una visione del corpo come strumento da utilizzare a quella di un vero compagno di viaggio. L'Articolo originale, pubblicato su European Rolfing Associazione - rolfing.org -, esplora non solo gli effetti fisici del lavoro con la fascia e l’integrazione strutturale, ma anche il profondo impatto sulla consapevolezza corporea, sull’ascolto, sulla creatività e sulla resilienza emotiva. È una lettura preziosa per chi, come noi dell’Associazione Italiana Rolfing®, crede nel valore del Rolfing® non solo come metodo per migliorare il benessere e le performance, ma come strumento di relazione con sé stessi. Come il Rolfing ha cambiato il mio rapporto con il corpo come danzatrice Autrice dell’articolo originale: Judit Ruiz Onandi danzatrice professionista, Rolfer® e Rolf Movement™ Practitioner. Come danzatrice professionista, ho vissuto dentro un corpo costantemente impegnato a performare, adattarsi ed essere modellato dalla coreografia. Per anni ho pensato al mio corpo quasi esclusivamente come a uno strumento: qualcosa da allenare, disciplinare e perfezionare. Fare esperienza del Rolfing® e approfondire il ruolo della fascia ha cambiato completamente questa visione. Ha aperto un nuovo percorso di consapevolezza corporea che è diventato essenziale per la mia carriera nella danza. Come danzatrice, il Rolfing mi ha dato la sensazione che il mio corpo sia più di uno strumento: è il mio compagno. La fascia nella danza: perché è più importante di quanto pensi Come molti danzatori, avevo sentito parlare di fascia, ma non ne comprendevo davvero la rilevanza. Il punto di svolta è arrivato quando ho appreso per la prima volta che la fascia può rimanere contratta anche dopo che un infortunio viene considerato medicalmente “guarito”. Mi riconoscevo profondamente in quell’esperienza in cui mi dicevano che andava tutto bene, ma io sentivo che qualcosa non si era ancora ristabilito. Attraverso le sessioni di Rolfing, ho compreso quanto profondamente la fascia possa influenzare quei requisiti fondamentali per la mia carriera di danzatrice: adattabilità e fluidità equilibrio e allineamento efficienza del movimento capacità di percepire e rispondere resilienza a lungo termine in una professione fisicamente impegnativa Non si trattava di un concetto anatomico astratto: era qualcosa che sentivo direttamente nel mio movimento. Rolfing® e fisioterapia: andare più in profondità? Per anni, osteopatia e fisioterapia mi hanno supportata durante stiramenti ricorrenti e il carico cronico della danza professionale. Il loro lavoro è stato prezioso, ma si concentrava soprattutto su momenti di infortunio o di dolore acuto. Dopo quelle sedute il dolore spariva, ma spesso avvertivo che qualcosa di più profondo nel mio corpo continuava a trattenere, qualcosa a cui non riuscivo davvero ad accedere. Il Rolfing ha toccato quello strato. Questo lavoro ha portato un livello di coerenza e facilità che mi accompagnava di nuovo in sala prove. Dopo aver iniziato con il Rolfing, ho avuto una sensazione generale di un corpo molto più adattabile e capace di affrontare richieste fisiche estreme. Per la prima volta ho provato un senso di integrazione, anziché un sollievo temporaneo. Come il Rolfing ha migliorato la qualità del mio movimento Dopo diverse sessioni di Rolfing, il mio corpo si sentiva diverso in modi profondamente significativi per la mia carriera nella danza: più radicato nel trasferimento del peso più chiaro nella direzione e nell’intenzione meno faticoso nell’estensione e nella sospensione più spazioso intorno alle articolazioni più connesso lungo tutta la linea corporea Era come se potessi muovermi con meno “rumore” interno. Il movimento diventava più reattivo e meno faticoso. Il mio dolore cronico alla zona lombare — che mi accompagnava da cinque anni — si è attenuato mentre il corpo si riorganizzava. Il mio corpo ora si sente molto più vivo e sveglio rispetto a 20 anni fa. Dal forzare all’ascoltare: Rolfing e intelligenza somatica La vera trasformazione non è stata solo fisica, ma relazionale. Il Rolfing mi ha aiutata a passare da “Come faccio a far fare questo al mio corpo?” a “Cosa mi sta dicendo il mio corpo su come questo movimento vuole accadere?”. Questo ha cambiato: il modo in cui mi riscaldo il modo in cui recupero il modo in cui gestisco l’intensità il modo in cui affronto vecchie abitudini e la fatica Il mio corpo è diventato meno un oggetto e più un collaboratore. Si è instaurato un nuovo atteggiamento: curiosità anziché pressione. Ho iniziato a trattare il mio corpo con più rispetto, ad ascoltarlo di più, e questo mi ha aiutata ad alleviare disagi o dolori che altrimenti avrei avuto. Chiarezza, creatività e facilità: gli effetti più ampi del Rolfing Più il mio corpo si sentiva organizzato e spazioso, più anche il mio panorama emotivo cambiava. Ho sperimentato maggiore chiarezza durante le prove, più presenza in scena e una sensazione più silenziosa di supporto interno nella vita quotidiana di quel periodo. Ciò che mi ha sorpresa di più è stata la rapidità con cui sono emerse leggerezza e apertura — non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Quello che ha catturato la mia attenzione è stata la sensazione di spazio e leggerezza nel mio corpo e nella mia mente. Il cambiamento non riguardava il fare di più, ma l’ascoltare in modo diverso. Perché il Rolfing® può sostenere i danzatori nel lungo periodo Il Rolfing ha continuato a influenzare il modo in cui mi allenavo e mi prendevo cura di me durante la mia carriera nella danza, aiutandomi a gestire le richieste a lungo termine della vita di un danzatore. Il Rolfing può aiutare i danzatori a sviluppare una relazione più profonda con: la consapevolezza corporea l’organizzazione strutturale schemi di movimento efficienti le risposte allo stress e al sovraccarico Anche dopo aver lasciato il palcoscenico, questo lavoro è rimasto rilevante nel modo in cui comprendo e mi prendo cura del mio corpo. Mi ha offerto un modo per restare in contatto con me stessa — non solo come danzatrice, ma come essere umano in movimento nel mondo. Il mio corpo come compagno – grazie al Rolfing® Imparare a vedere il mio corpo come un compagno ha trasformato il mio approccio al movimento e alla mia carriera di danzatrice di allora — e continua a influenzare la mia vita oggi. Il Rolfing® ha avuto un ruolo significativo in questa trasformazione, offrendo un modo di lavorare con la fascia, la percezione e il movimento che continua a sostenere il mio percorso. Autrice: Judit Ruiz Onandi – Certified Advanced Rolfer®, Rolf Movement™ Practitioner – Irlanda Editing: Sabine Becker Crediti fotografici: Nikola Kostic
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Sono Alberta, ho 68 anni, e questa è la mia testimonianza sul Rolfing e sul rapporto con la mia rolfer, Miita Mazzali Fulgenzi. Ve la racconto in modo diretto, sull'onda emotiva di una esperienza per me molto importante. Quando cominciai il mio percorso avevo in testa una domanda: come sarà la persona a cui mi sarei affidata per molti mesi? La professionista in questione era Miita Mazzali, una delle prime rolfer in Italia, che mi aspettava nel suo studio a Roma, vicino a Villa Ada, quel parco in cui lo scrittore Niccolò Ammaniti aveva ambientato un suo esilarante romanzo. Il mio percorso iniziava quindi con una citazione letteraria e un sorriso, e questa mi metteva già di buon umore. Quando suonai il campanello e si aprì la porta, mi apparve una persona del tutto diversa dall’immagine che mi ero creato di lei: una donna che non era alta magra e severa, come mi aspettavo, ma piccola e rotonda come me. E, più o meno, della mia stessa età. La prima cosa che ho pensato è stata: Miita è una fata benevola. “Quando suonai il campanello e si aprì la porta, mi apparve una persona del tutto diversa dall’immagine che mi ero creato di lei: una donna che non era alta magra e severa, come mi aspettavo, ma piccola e rotonda come me” La prima seduta era partita con l’anamnesi (la raccolta dalla voce diretta del paziente di tutte quelle informazioni che possono aiutare il terapista a indirizzarsi verso una diagnosi corretta, ndr), che non nascondo, mi stava metteva un po’ di ansia. Il motivo per cui ero lì era che da un po’ di mesi facevo sempre più fatica a camminare, mi sembrava che le gambe fossero trattenute da lacci, e per di più annodati dietro le ginocchia. Ero appesantita e in più le analisi avevano diagnosticato che era in atto un processo di degenerazione artrosica delle ginocchia molto avanzato. Ginnastica, in vita mia, non ne avevo mai fatta, se non sporadicamente e con la sensazione di essere costretta: detestavo le palestre e la filosofia del fitness. Lavoravo per ore al computer e nel tempo libero amavo stare sdraiata a leggere un libro. L’unica attività fisica che mi piaceva fare era camminare, ma ora le mie gambe mi dicevano che non potevo più farlo. Ero appena andata in pensione, mi aspettava una vita nuova in un mondo nuovo, mi ero trasferita appositamente in campagna ma il mio corpo sembrava non volermi più seguire. “ Il motivo per cui ero lì era che da un po’ di mesi facevo sempre più fatica a camminare, mi sembrava che le gambe fossero trattenute da lacci, e per di più annodati dietro le ginocchia” Dopo il colloquio iniziale, con Miita siamo passati alla pratica: mi ha visto camminare e ha notato subito che avevo le spalle troppo rigide, ero sulla difensiva, col busto troppo in avanti e una traiettoria inquinata dal mio disturbo visivo da ambliopica. Dopo un po’ di percorsi mi sono sciolta e mi sono messa sul lettino. Le sue mani hanno cominciato a toccarmi partendo dai piedi. Miita mi ha spiegato che a ogni seduta si sarebbe lavorato su una parte del corpo, fino a completare le dieci tappe. Il suo è un massaggio forte, profondo e spesso anche doloroso, tanto che durante la manipolazione mi ha detto: “guardi che posso farle male…” Il suo lavoro è molto intenso, faticoso, eppure Miita riusciva sempre ad essere morbida e accogliente, con delle braccia quasi materne. Miita mi ha poi spiegato che ogni seduta sarebbe finita con un lavoro sulla testa e, quando lo ha praticato, mi sono sentita 'sciolta'. Il massaggio cranio-sacrale mi piace molto ma quello di Miita mi ha liberato da tutte le tensioni, commuovendomi. Mentre glielo stavo dicendo ho sentito due lacrime scorrere sulle guance. Mi sono vergognata un po’ e lei mi ha sorriso. Intanto abbiamo finito la prima seduta, e mi sono sentita come ubriaca ma al tempo stesso leggera. Mi è sembrato anche di tenermi meglio in piedi. Ci vediamo tra quindici giorni, mi ha detto Miita. La seconda seduta ha riprodotto la magia della prima. Sono entusiasta e grata, anche se il lavoro sui muscoli delle gambe si è rivelato per me molto doloroso. “Intanto abbiamo finito la prima seduta, e mi sono sentita come ubriaca ma al tempo stesso leggera. Mi è sembrato anche di tenermi meglio in piedi” Dopo la terza seduta, mi accorgo che la mia terapia va avanti con un po’ di lentezza, perché vivo a duecento chilometri di distanza, devo prendere auto e treno per arrivare a Roma, spesso rimando gli appuntamenti, costringendola a cambiare la sua agenda. Miita dice che devo mantenere la continuità, altrimenti il lavoro è inutile. So bene - ormai mi conosco – che sta riaffiorando la mia resistenza a muovermi, a 'sentire' il corpo. D'altra parte questa esperienza non è paragonabile a nessun’altra che ho vissuto, forse solo all’analisi psicoanalitica, che ho praticato per molti anni. Sento che si è instaurato il transfert con Miita, e il fatto che lei mi conosca, che sappia il mio segreto, mi mette sulla difensiva. Tuttavia, lo ammetto, a volte penso: non ci torno più. La mia 'fatina benevola', però, mi sgrida. E ha ragione. “D'altra parte questa esperienza non è paragonabile a nessun’altra che ho vissuto, forse solo all’analisi psicoanalitica. che ho praticato per molti anni” In una delle ultime sedute mi lascio definitivamente andare, piango a lungo. Racconto il mio dolore di bambina, il bisogno di madre. Miita mi dice di guardare la bambina che ero stata, di capire di che cosa ha bisogno. La devo riconoscere, abbracciare, amare. In quel dialogo tra noi sento che è una sofferenza che conosce bene, chissà se è arrivata a questo meraviglioso lavoro perché aveva bisogno di riconoscere anche lei la bambina che era stata. È un momento di empatia perfetta, che resterà per sempre nel mio cuore. Mi chiede che cosa mi fa sentire davvero “dentro” il mio corpo, e io rispondo stare nell’acqua, ma senza dover nuotare, senza dover per forza compiere una prestazione. E lei mi dice: stai nell’acqua, muoviti come vuoi, lentamente, fai le capriole e sorridi alla bambina che eri. È il tuo elemento. “In una delle ultime sedute mi lascio definitivamente andare, piango a lungo. Racconto il mio dolore di bambina, il bisogno di madre. Miita mi dice di guardare la bambina che ero stata, di capire di che cosa ha bisogno” Dopo la fine del percorso di dieci sedute, ci siamo viste altre volte, quando io potevo andare o quando lei aveva un’ora libera. Ora che avevo ricominciato a sgambettare, un po’ di mantenimento mi avrebbe fatto solo bene. Mi accorgo che avevo fatto la stessa cosa anche con la mia psicoanalista, come a prolungare un legame, un amore. Avevo in mente di chiamare Miita per vederla quando ho saputo che ci aveva lasciati. Un tumore l’aveva portata via in poco tempo. Avrei voluto sentirmi ancora tra le sue braccia. Avrei voluto abbracciarla anch’io e cullarla come lei aveva fatto con me.
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Un recente articolo della Certified Advanced Rolfer® Karen S. Price offre due approfondite riflessioni su come abbia supportato bambini piccoli con paralisi cerebrale spastica. Sebbene non si tratti di studi clinici, questi casi forniscono preziosi spunti su come il lavoro manuale sulla fascia possa influenzare il movimento, la postura e la consapevolezza corporea nei bambini. Leggi l’articolo completo su ESMED I due casi descrivono come sessioni regolari di Rolfing, condotte dalla Rolfer® Karen S. Price, abbiano portato a cambiamenti percepibili – non solo in aspetti misurabili come coordinazione o postura, ma anche nel modo in cui i bambini si sentivano e si esprimevano. Genitori e terapisti hanno osservato che i bambini si muovevano con maggiore facilità, mostravano meno rigidità e sviluppavano più fiducia e gioia nel movimento. Queste esperienze riflettono un principio fondamentale del Rolfing® : migliorare non solo la funzione, ma anche la qualità del movimento e la relazione del corpo con la gravità e lo spazio. Sebbene osservazioni individuali non possano essere generalizzate, esse invitano a riflettere su come il Rolfing® possa integrare altri approcci terapeutici, migliorando la consapevolezza corporea e sostenendo schemi di movimento più integrati. Fonte: Certified Advanced Rolfer® Karen S. Price, BA, CAR: “Reflections on the Benefits of Myofascial Management in Young Children with Spastic Cerebral Palsy: Two Case Studies”, in European Society of Medicine, Vol. 13, Issue 8, agosto 2025 Abstract originario: https://rolfing.org/articles/success-stories/reflections-working-children-cerebral-palsy Autrice: Sabine Becker
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Il Rolfing® può essere un valido ausilio per la Fascite Plantare, Alan Richardson, Advanced Rolfer™ & Rolf Movement™ Practitioner Inglese, ci mostra un modo per lavorare sulla Fascite Plantare utilizzando l'approccio Rolfing®.
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Ecco la testimonianza "a caldo" di Barbara dopo la conclusione dei seminari di TOUCH dei Summer Camp 2021 di Formazione Rolfing Italia... l'emozione e la soddisfazione del suo volto è per noi motivo d'orgoglio! Un GRAZIE A TUTTI I PARTECIPANTI, vi ricordiamo che è ancora possibile iscriversi ai moduli di MOVEMENT di Settembre 2021 sul sito di formazionerolfing.it. Un modo per approfondire in piena libertà tematiche inerenti alla dinamica del movimento. Si ringrazia l'Insegnante Pierpaola Volpones per il prezioso contributo. SCOPRI I SUMMER CAMP
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L'Evoluzione delle Metafore Di Lucia Merlino, Istruttrice Certificata di Rolf Movement™, Istruttrice Certificata di Rolfing® Le metafore sono state a lungo parte integrante della cultura umana, servendo scopi terapeutici, mnemonici e spirituali in vari ambiti. Dai rituali dello sciamanesimo alle pratiche strutturate della psicoterapia e riabilitazione moderna, le metafore svolgono un ruolo cruciale. In campi come lo sport e la danza, le metafore organizzano la percezione e la coordinazione del movimento, come si vede nelle pratiche di Integrazione Strutturale Rolfing®. Storicamente, le metafore erano considerate semplici elementi decorativi del linguaggio. Questa percezione iniziò a cambiare intorno al 1970 quando linguisti come Michael Reddy sostennero che le metafore sono fondamentali per la comunicazione quotidiana. Il lavoro di George Lakoff e Mark Johnson in "Metaphors We Live By" ha evidenziato che le metafore sono centrali per la cognizione umana. Ci aiutano a dare un senso al mondo collegando concetti astratti a esperienze fisiche. Facilitare l'Espressione e la Comprensione nel Rolfing® Le metafore giocano un ruolo vitale nel Rolfing, facilitando l'espressione, migliorando la comprensione, promuovendo la consapevolezza e approfondendo l'integrazione. Possono essere suddivise in metafore didattiche, sensoriali e integrative. Le Metafore Didattiche sono utilizzate dai Rolfers® per migliorare aspetti specifici della percezione, della cognizione e della coordinazione del corpo. Queste metafore possono essere sia percettive che anatomiche. Molti ricercatori del movimento hanno esplorato il potere dell'immaginazione. All'inizio del XX secolo, Mabel Todd sviluppò quello che in seguito divenne noto come Ideokinesi, un approccio che si concentra sull'uso dell'immaginazione mentale per migliorare le prestazioni fisiche. È stato ulteriormente sviluppato da Eric Franklin, attraverso le sue numerose pubblicazioni. Altri professionisti continuano a lavorare per dare vita a queste metafore visive. Le Metafore Sensoriali emergono dalle esperienze descrittive dei clienti. Quando le prime immagini timide emergono dai clienti o dagli studenti, è importante che il terapista le convalidi e le incoraggi, iniziando così l'apprendimento di questo nuovo linguaggio del corpo, il cui vocabolario è evocativo e metaforico. Spesso emergono immagini semplici, come una parte del corpo che sembra più grande, più pesante o più luminosa dell'altra. Ad esempio, una cliente ha descritto l'esperienza con il suo Rolfer in modo vivido: "Abbiamo cercato di colmare il divario tra la parte superiore e inferiore del corpo, inizialmente operanti indipendentemente. Lo sterno si è ammorbidito, radicandomi. Ho sentito una 'muscolatura' invisibile legare insieme le ossa, simile a una connessione profonda. Man mano che esploravamo ulteriormente, sono emerse metafore visive, come la 'coda di un dinosauro' e un 'mocio di capelli'." Le Metafore Integrative emergono come momenti di intuizione e consapevolezza, permettendo ai clienti di riconoscere nuove organizzazioni posturali che trasformano la loro percezione del mondo. Un'ipotesi è che queste metafore sorgano quando i clienti si liberano da schemi abituali e rigidi. Un cliente ha descritto il suo nuovo senso di libertà: "È come se fossi libero da una condizione di essere schiacciato in una morsa, da un soffocamento silenzioso. Sembra che due occhi nella bocca dello stomaco si siano aperti e che ci sia uno spazio vasto nella parte anteriore. Sembra di volare." Un altro cliente ha condiviso: "Ero una marionetta senza vita sotto il controllo di un forte burattinaio. Dopo il suo allontanamento, ho sentito una nuova autonomia nei miei movimenti, come se fossi passato da oggetto a soggetto." Le nuove metafore, nelle parole di Lakoff e Johnson, permettono la continua costruzione di nuove coerenze nella vita, dando nuovo significato a vecchie esperienze. Il processo di autocomprensione è uno sviluppo continuo di nuove storie di vita. Il Rolfing, quindi, può essere considerato un'opera di composizione, coinvolgendo una dimensione creativa. Man mano che i clienti ritornano a uno stato libero da tensioni rigide, il linguaggio metaforico li aiuta a comprendere e processare le loro esperienze. Attraverso la metafora, la narrazione diventa uno strumento potente per la formazione e la trasformazione. Autore: Lucia Merlino, Certified Rolf Movement™ Instructor, Certified Rolfing® Instructor, São Paulo, Brazil Illustrations: Copyright © Eva Furnari Fonte: European Rolfing Association: The Power of Metaphors of the Body
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Dedicato a chi volesse comprendere meglio il Rolfing ®S.I., la sua filosofia e approfondire il proprio eventuale desiderio di diventare "Certified Rolfer ™" Questo workshop-weekend si propone di aiutare il candidato a comprendere se l’Integrazione Strutturale Rolfing® , il relativo metodo di studio, così come strutturato in ERA e RISI, e la prospettiva lavorativa che si apre alla fine del Training di Base, facciano al caso proprio. Si avrà la possibilità di fare esperienza del Rolfing da una prospettiva diversa rispetto a ciò che si sperimenta nel ricevere le sedute individuali. Insegnanti esperti del metodo Rolfing S.I. vi introdurranno al background teorico del Rolfing e si avrà anche una concreta opportunità di ottenere una panoramica generale sulla pratica stessa. Durante questo workshop si farà esperienza di: • la storia di Rolfing® S.I. e Rolf Movement™ • il tessuto connettivo e la gravità • analisi strutturale del corpo • anatomia, palpazione e lavoro pratico • basi di tocco (parte pratica) • gravità e movimento • mini sessione di Rolfing (demo) • teoria, esperienza di sé, esercitazioni e scambi con gli altri studenti Aver ricevuto le 10 sessioni di Rolfing non è richiesto, tuttavia è raccomandabile aver fatto su di sé esperienza di almeno una sessione. Per iscrizioni e informazioni scrivi a infotraining@rolfing.it oppure chiama il 337222627
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A seguito dell'emergenza sanitaria Covid-19 in atto, considerato l'evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e l'incremento dei casi sull'intero territorio nazionale; nonché in rispetto del decreto ministeriale del 8 Marzo relativo alle misure riguardanti il contrasto e il contenimento sull'intero territorio nazionale del diffondersi del Coronavirus Si comunica che: Il Congresso e-CoScienza 2020 fissato per il prossimo 21 Giugno a Bologna sarà spostato in data da destinarsi e presumibilmente in Autunno. Le iscrizioni rimarranno comunque aperte in forma di "pre-iscrizione" non impegnativa: non sarà dunque necessario effettuare il versamento delle quote di partecipazione. Definita la nuova data, tutti gli iscritti saranno contattati dalla segreteria per confermare la presenza e, solo in quel momento, procedere al versamento della quota di partecipazione. Maggiori informazioni su Covid-19 e l'evolversi della situazione qui
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Sempre più persone fanno del Rolfing la propria professione, Il metodo olistico apprezzato per la propria poliedricità, spendibile in diversi ambiti e in un mercato con una richiesta sempre più crescente. Quest'anno Formazione Rolfing Italia, l'unica scuola italiana autorizzata alla formazione di nuovi Rolfer, ha recentemente rinnovato i propri piani formativi per rendere i percorsi ancora più accessibili e conveniente per gli studenti. Nuove formule educative, moderne, modulari e dinamica! Ecco una testimonianza a caldo inviata ad una delle insegnanti (Pierpaola Volpones): IL NUOVO PIANO FORMATIVO Il nuovo piano formativo di Formazione Rolfing Italia offre una formazione completa che permette di ottenere l'Attestato di Rilascio Mio Fasciale già dal completamento del Level 1. Il Level 1 è la porta di accesso al percorso per diventare Rolfer! I tre moduli Tocco Rolfing, Anatomia e Movimento offrono una visione olistica nuova e completa, che pone al centro di tutto la FASCIA , e permettono l'acquisizione dei primi strumenti per un suo trattamento efficace (Rilascio Miofasciale). Inoltre, due dei moduli del corso (Tocco e Movimento) si svolgeranno presso la meravigliosa location di Strigara, immersa nella natura nell'entroterra emiliano. Questo permetterà agli studenti di apprendere le tecniche Rolfing in un ambiente tranquillo e rilassante, lontano dalle distrazioni della vita quotidiana. NUOVE SOLUZIONI RATEALI Una delle novità più importanti dei nuovi piani formativi di Formazione Rolfing Italia è la possibilità di rateizzare i costi del corso. Questo significa che gli studenti possono suddividere il costo del corso in comode rate mensili, rendendo la formazione Rolfing più accessibile e conveniente per chiunque. Un'opportunità unica in Italia per coloro che desiderano fare del Rolfing la propria professione divenendo Rolfer Certificati (completando il level 2 e 3) e aiutare gli altri a migliorare la loro salute e il benessere. Nuovi programmi formativi, insegnanti internazionali qualificati, una location perfetta e possibilità di rateizzazione, rendono questo il momento migliore per intraprendere il percorso per diventare Rolfer. Maggiori informazione qui
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Andrea Brighi, Vicepresidente Associazione Italiana Rolfing®, spiega con un video, in modo semplice e diretto cos'è il Rolfing® il metodo di educazione corporea ideato dalla dr. Ida P. Rolf. "L'Integrazione Strutturale Rolfing® è un metodo di lavoro che mira a stabile equilibrio ed armonia nella struttura corporea attraverso un tocco educativo ed evocativo del tessuto connettivo e l'educazione al movimento." Andrea Brighi è Certified Rolfer™ e Vicepresidente Associazione Italiana Rolfing® maggiori informazioni su: www.andreabrighi.it
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Se conosci il Rolfing®, conosci già i suoi benefici sul corpo umano e sulla tua postura, in occasione del corso di formazione come Advanced Rolfer™, che si terrà a Bologna il prossimo Ottobre, European Rolfing® Association offre l'opportunità di ricevere, come modello/a, sessioni di Advanced Rolfing® da un Certified Rolfer™ Internazionale ad un piccolo prezzo promozionale: si risparmia fino al 70% del costo sessione. Nel contesto della più alta formazione Rolfing®, in Italia, un’occasione unica per stare bene risparmiando. Dettagli La classe sarà composta da Certified Rolfer™ provenienti da tutta Europa, che guidati da Peter Schwind e Christoph Sommer, insegnanti di Rolfing® di fama internazionale, conseguiranno il titolo di Advanced Rolfer™, completando a Bologna il loro percorso di studi. Per tre giorni (giovedì o mercoledì) ad Ottobre, con cadenza settimanale, sarà possibile ricevere sessioni di Advanced Rolfing® da un Certified Rolfer™ internazionale, con anni di lavoro ed esperienza alle spalle. Saranno applicate tecniche avanzate dagli elevati benefici. Il costo delle sessioni è quasi il 70% inferiore a quello di sessioni di Advanced Rolfing® ricevute in studio. Informazioni Per maggiori informazioni scrivere a eleonoracelli.rolfing@gmail.com, oppure chiamare o mandare un messaggio (anche whatsapp) al 338 3884915 per prenotare il gruppo in cui si desidera essere inserito. Date Di seguito i 4 calendari, che corrispondono ai gruppi in cui è possibile segnarsi per ricevere dal proprio Certified Rolfer™ le tre sessioni: Gruppo A: i mercoledì 3, 10 e 17 ottobre alle ore 14.00 Gruppo B: i mercoledì 3, 10 e 17 ottobre alle ore 16.00 Gruppo C: i giovedì 4, 11 e 18 ottobre alle ore 14.00 Gruppo D: i giovedì 4, 11 e 18 ottobre alle ore 16.00 Le sessioni hanno una durata di circa un’ora e mezzo.
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"... Nulla riusciva a risolvere il mio problema, così ho provato il Rolfing®. Poi, a metà del ciclo di 10 sedute, il mio mal di schiena è scomparso. Perché? Perché il mio Rolfer™ ha lavorato sul mio muscolo psoas sinistro... nel mio cervello, questo non aveva senso fino a quando non ho studiato anatomia in profondità alcuni anni dopo ... Michael Black - Certified Rolfer ™ ad Atene racconta la sua esperienza in un articolo interessante che spiega come il Rolfing® agisce, quali sono le differenze tra Rolfing® e massaggio fasciale e come possa oggi il Rolfing® divenire una opportunità professionale. Qual è la differenza tra Rolfing® e rilascio miofasciale? Il "Massaggio miofasciale" funziona in aree selezionate in cui la fascia, o tessuto connettivo del corpo, è "bloccato" o "irrigidito". Il Rolfing include elementi della stessa tecnica, ma la porta a un livello più completo. Consideriamo l'intero corpo nella foto, non solo l'area che fa male, rendendola una terapia olistica che riequilibra l'intero corpo. leggi tutto qui Fonte: https://rolfing.org/ Fonte originale: michaelblackrolfing.com Author: Micheal Black
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Partire dal sintomo per arrivare al miglioramento della performance Un corpo rigido, dolorante, stanco, e la voglia di allenarsi che diminuisce. Sono sensazioni che gli sportivi professionisti conoscono bene: derivano dall’eccesso di sport e minano alla base la possibilità di ottenere risultati ma anche di divertirsi nella pratica sportiva. Intervenire, però, è sempre possibile. “Ho lavorato con moltissimi atleti – spiega Lucia Isabella Grazioli, Rolfer™ di Brescia – maratoneti, saltatori, che si sono rivolti a me per risolvere problemi fisici, dolori, tendiniti, contratture dovute all’eccesso di sport. Ma non è intervenendo sul singolo problema che si ottiene il risultato voluto. Il sintomo, il dolore, è semplicemente il messaggio che il corpo manda, per dirti che devi fermarti e intervenire”. In molte specialità sportive, anche olimpioniche, la risposta a queste sensazioni è un lavoro profondo sulla fascia, un intervento che non solo toglie il dolore, ma migliora sensibilmente la performance. “Sono sempre di più gli atleti di alto livello che si rivolgono al Rolfing – continua – perché la sua pratica si basa su solide basi scientifiche e permette di ridare elasticità alla fascia. La fascia è ricca di recettori, se non è elastica non permette ai muscoli di lavorare come dovrebbero. Quando è rigida è come avere addosso una tuta di acciaio: come può il muscolo dare il meglio di sé? Intervenire sulla fascia porta il corpo lavorare in modo ottimale, senza dolori e a tutti i livelli, migliorando così le prestazioni atletiche e facendo tornare la voglia e il piacere di fare sport”. Interviste by Press Sas














