Domande frequenti


Ecco le risposte alle domande che spesso vengono poste ai Rolfer™



Il Rolfing® S.I. può liberarmi dal mio mal di schiena?

Questa domanda viene spesso rivolta ad un Rolfer™. 
Bisogna probabilmente considerare legittima l'aspirazione di sbarazzarsi del proprio mal di schiena attraverso l'uso di uno strumento sofisticato come il Rolfing. Il processo delle dieci sessioni utilizza le cause fisiche del dolore per accompagnare il cliente a comprendere, attraverso un miglioramento del rapporto causa-effetto della struttura corporea nel campo gravitazionale, che quel mal di schiena con molta probabilità è la risposta più appropriata a sollecitazioni eccessive o movimenti coordinati in modo non funzionale.

Ciascun Rolfer, a meno che non abbia anche un percorso di formazione inerente, specifica chiaramente di non essere un medico e tantomeno il Rolfing non è una terapia, pertanto, come specificato anche nella descrizione generale del Rolfing, il mal di schiena è utilizzato dal Rolfer e dal cliente stesso come indicatore del processo che sta avvenendo e i cambiamenti che ne conseguono, ma quello di guarire le persone dai mali che li affliggono non rientra tra gli obiettivi del Rolfing.

Perché non considerare il Rolfing come un evoluto "pain killer"?

Da un attento esame degli scritti di Ida Rolf emerge la figura di una donna profondamente consapevole che nel corpo c'è un individuo con le sue esperienze, vissuti e percezioni al punto che diventa difficile scindere la malattia dal malato: essi cioè finiscono con il rappresentare una il riflesso dell'altro. 
Non sorprende perciò che dalla scuola di Ida Rolf siano usciti personaggi come Ron Kurz o Peter Levine che hanno sviluppato un modo personale e profondo di dare un senso al vissuto corporeo.
 Questo è il punto centrale della questione: la nostra mente è continuamente impegnata nella ricerca di dare un senso agli eventi e cerca di farlo in armonia con le precedenti esperienze e in accordo con il proprio senso di identità. 
Il corpo precede l'elaborazione dell'esperienza, perché la filtra e la veicola. 
Chiudiamo un attimo gli occhi! Spegniamo il nostro lato razionale. Forse possiamo figurarci come persone a noi conosciute, amici o personaggi pubblici, siano vincolati a un certo tipo di esperienza proprio dai loro corpi. 


Che possibilità ha allora il corpo di far sentire la sua voce se non quella del disagio, della rigidità, del dolore?


Il problema fondamentale è però capire se si ritiene il corpo più o meno saggio della mente. Se si propende per la seconda, illuministica, ipotesi è allora giusto “volersi sbarazzare del proprio mal di schiena” e di qualunque altro messaggio che questo primitivo corpo voglia indirizzarci, ma se si pensa invece che la saggezza e il sentire siano invece nelle profondità delle nostre cellule, allora diventa indispensabile “dare un senso a questo mal di schiena”, non sbarazzarcene, ma accoglierlo, elaborarlo e costruire le basi attraverso il lavoro strutturale affinché il nostro corpo non necessiti più di inviarci messaggi così forti. 
Sentire il nostro corpo diviene una sorta di religione, che significa re-ligarci al Dio/Consapevolezza che vive nella profondità di noi stessi. Per gli agnostici, quanto meno, ascoltare la saggezza di milioni di anni di evoluzione che le nostre cellule portano nella loro memoria. 
Nel nostro mal di schiena perciò c'è il nostro passato, il nostro presente ma anche le possibilità future che vorremo concederci grazie alla fondazione di una struttura corporea più capiente, flessibile e in linea con la nostra identità profonda. Integrazione Strutturale fu il primo nome del Rolfing laddove integro significa non toccato, cioè in armonia con l'originalità della nostra esistenza alla quale possiamo e dobbiamo cercare di riallacciarci.
 Il Rolfing, in conclusione, non ha in alcun modo l’obiettivo di liberarci dal dolore, ma ci concede la possibilità di vivere in un corpo più accogliente che ci aiuti a dare un senso alla nostra vita e non avere bisogno del mal di schiena per ascoltare i nostri bisogni profondi.
 Il Rolfer ci guida in questo tipo di esperienza nei limiti concessigli da questo strumento, poi spetta all'ascolto della nostra voce interiore capire come proseguire la nostra strada.

Finite le sessioni, cosa fare?

Completato il ciclo di dieci sessioni di base e dopo aver lasciato trascorrere un periodo di tempo appropriato per consentire ai cambiamenti di sedimentarsi, è possibile approfondire il percorso intrapreso ricevendo brevi cicli di sessioni post-10 o le sessioni di ROLFING Avanzato. 

Un'altra attività che ben si integra e favorisce l'incorporare del ROLFING è il ROLF MOVEMENT™, cicli di sedute individuali o di gruppo che servono ad esplorare le proprie abitudini di movimento, scoprire i luoghi dove sprechiamo energia, ricercare fluidità, elasticità e armonia nelle attività quotidiane.
 Il processo del Rolfìng non termina completamente dopo le dieci sedute.
 Quando il corpo si trova allineato, l'azione continua della forza di gravità si trasformerà in alleata: anziché comprimerlo, lo sosterrà e il corpo da sé migliorerà il suo equilibrio. 


Come agisce?

Dopo un colloquio preliminare che intercorre tra il Rolfer e il suo cliente con lo scopo di raccogliere quante più informazioni possibili e stabilire un primo contatto di conoscenza, il processo del ROLFING si svolge nell'arco di 10 sessioni di base. 
Le dieci sessioni sono una diversa dall'altra e possono anche essere pensate come vere e proprie lezioni. Ognuna, infatti, ha un chiaro obiettivo e un contesto di lavoro. I dieci incontri, pertanto, permettono di esplorare, conoscere e riconoscere l'intero territorio corporeo: dagli strati più superficiali a quelli più profondi. 
Proprio perché il corpo è un'unità, il metodo è efficace grazie all’approccio globale e al non limitarsi a specifici distretti corporei. Il sintomo, ragione che spesso porta il cliente dal Rolfer, sarà solo un mezzo per iniziare ad orientarsi, ma ciò che si ricercherà durante ciascuno dei dieci incontri, sarà l’armonia in tutto il corpo, per favorire il benessere.

La serie di sessioni di base segue un percorso preciso che orienta la persona verso una migliore capacità di adattamento nel campo gravitazionale.
 Le persone si rivolgono al ROLFING per motivi diversi: trovare risposta alle tensioni fisiche, migliorare la postura o per motivi professionali, come nel caso di ballerini o atleti, per migliorare le loro performances.
 Spesso, come sottolineato in precedenza, il dolore è la motivazione che induce a cercare un aiuto.


Obiettivo del ROLFING è aiutare le persone a conoscersi, ritrovarsi e scoprire la propria via verso il benessere.
 Gli strumenti di cui si avvale il Rolfer sono la voce che istruisce e le proprie mani che, attraverso l'azione sulle fasce, educano a riportare attenzione alle proprie percezioni e alla ricerca di armonia nel movimento, sensibilizzando la persona nel prestare attenzione e presenza. Nella sua azione sulle fasce, mirata alla presa di coscienza dei blocchi corporei, il Rolfer utilizza un tocco esperto che consente al cliente portare l'attenzione su se stesso e a riconoscere sensazioni e movimenti propri. Questo processo di conoscenza avviene all'interno dei confini stabiliti dal cliente.

L'intensità del lavoro fisico, e quindi del dolore che si potrebbe sentire, è misurata per rimanere entro questi confini.
 L'esperienza del ROLFING risulta diversa da persona a persona proprio perché ognuno di noi è un'entità unica e irripetibile che si costruisce nel tempo come risultato della propria storia. 
Ciò che abbiamo verificato nel corso della nostra esperienza, è che durante questo processo, l'evidenziarsi di cambiamenti fisici, (quali una maggiore facilità di movimento e di libertà articolare, il delinearsi di una struttura più eretta e aggraziata), è accompagnato da un'esperienza di maggiore sicurezza emotiva che si riflette nei rapporti con l'ambiente circostante.
 Un corpo correttamente bilanciato può manifestare maggiore stabilità e prontezza nel rispondere ai diversi stimoli esterni.

Quanto durano i suoi effetti benefici?

Gli effetti del Rolfing sono durevoli, alcuni cambiamenti anzi avvengono addirittura prima della fine del ciclo delle sedute di base. L'apprendimento di un uso corporeo più razionale consente alla nuova struttura di durare a lungo nel tempo. 
Generalmente una o due sedute all'anno di "mantenimento" sono consigliate, invece in caso di traumi, grandi stress o malattie debilitanti poche sedute di "revisione" possono essere utili.

E' vero che l'Integrazione Strutturale Rolfing è molto dolorosa?

Negli anni '60,quando il Rolfing ha iniziato a diffondersi negli Stati Uniti, era conosciuto non solo per la sua capacità di modificare la struttura in 10 sedute, ma per il male che si sentiva durante le sedute. In parte era vero, e a volte è vero anche oggigiorno, ma va detto che la tecnica si è di parecchio addolcita. Si è appreso che per superare un blocco ci sono tante possibilità, e non sempre la modalità diretta e decisa è la più efficace.
 

Se il tocco applicato si fa doloroso, il Rolfer e il cliente insieme possono utilizzare questa sensazione sgradevole per raccogliere una serie di informazioni utili: ad esempio che la zona che si sta toccando presenta "tensioni", rigidità, durezza, informazioni che non sempre sono così ovvie.
 Spesso capita di ascoltare commenti, da parte dei nostri clienti, del tipo: - Non pensavo di sentire così male in questa parte del corpo! -

Altre informazioni che possiamo raccogliere riguardano il tipo di dolore: alle volte è un "male che fa bene", fa male ma progressivamente qualcosa si "scioglie", e il dolore scompare.

Altre volte è un dolore associato ad altro: - E' un dolore che mi irrita, mi infastidisce, mi fa arrabbiare...! - Ecco che emergono sentimenti ed emozioni, e il dolore ci riporta al corpo, a ciò che succede proprio in quel momento, nella realtà fisica.


Superare il dolore è un'altra importante fase del processo di integrazione del Rolfing: usare il respiro, sentire il sostegno da parte del Rolfer per lasciarsi andare, usare il movimento, modificare il ritmo fino a trovare la sintonia, contrastare e accettare, sono esperienze che rafforzano e migliorano la flessibilità.